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I_Il parco dei monasteri

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Intorno alla seconda metà dell’XI secolo, l’area a nord ovest del centro cittadino , poco distante dal luogo in cui sorgeva il Castello di S. Croce e in prossimità dei terreni golenali dell’adiacente fiume Po, fu luogo di interesse non solo per i traffici commerciali dei mercanti ma anche per le nascenti comunità monacali. Nel 1089 fu fondato il monastero di San Benedetto , in cui si insediò inizialmente una comunità di monaci benedettini, che fuggiti a causa delle continue guerre in quei sobborghi, furono sostituiti dalle monache dello stesso ordine. Data la natura del quartiere, contesto ideale per la dedizione alla vita monastica, in epoca successiva un gruppo di clarisse domandò protezione entro le mura cittadine, fenomeno che coinvolse diversi ordini religiosi non più in grado di resistere alle frequenti violenze e attacchi nei sobborghi. Fu così che nel 1330 a questo gruppo di monache fu assegnata una porzione di terreno, in prossimità della parrocchia di S. Paolo, in cui

II_Cremona. DP Camp IT82

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  I convulsi ed intesi anni successivi alla conclusione del conflitto mondiale determinano un’ altissima richiesta di alloggi emergenziali da parte di centinaia di profughi ebrei, inviati in Italia dagli Alleati e provenienti dal fronte sovietico o dai campi di concentramento e di lavoro. Quest’area, insieme ai vicini Corpus Domini e Santa Chiara, già di immediata disponibilità, era vicina al centro città, dotata di mura e quindi sorvegliabile , isolata ma al tempo stesso in comunicazione con i vicini quartieri, un giusto compromesso per l’integrazione e la creazione di una nuova comunità ebraica. L’attività di studio e ricerca dell’arch. Angelo Garioni, confluita nella pubblicazione del 2017 Quaderni BiMu.1, DP Camp IT 82: Cremona. Arrivo e partenza. Traiettorie, incroci, vite, Storia. Atti della Tavola rotonda , curata da R. Aglio e M. Feraboli, ha permesso di fare luce su questo breve ma significativo momento storico per Cremona.

III_Cremona. DP Camp IT82

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  Infrangere le frontiere. L’arrivo delle displaced persons ebree in Italia (1945-1948): flussi, vie d’ingresso e politiche d’accoglienza Estratto del saggio di Cinzia Villani (a cura di R. Aglio e M. Feraboli , Quaderni BiMu.1, DP Camp IT 82: Cremona. Arrivo e partenza. Traiettorie, incroci, vite, Storia. Atti della Tavola rotonda , 2017, pp. 1-18) A partire dalla fine del secondo conflitto mondiale l’Italia diventò meta d’arrivo di un consistente flusso di ebrei provenienti da oltre frontiera. Le cifre complessive al riguardo non sono certissime e vanno quindi proposte con una qualche cautela, ma sembra ragionevole ipotizzare che furono circa 50.000 le displaced persons ebree giunte nella penisola italiana fra il 1945 e il 1948 . Non si trattava, peraltro, degli unici stranieri presenti all’epoca nel paese: ve n’erano infatti migliaia, fra tedeschi, ucraini, ungheresi, rumeni, serbi, croati, sloveni, albanesi, polacchi … Arrivavano in un’Italia uscita prostrata da una guerra cos

IV_Cremona. DP Camp IT82

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  Infrangere le frontiere. L’arrivo delle  displaced persons  ebree in Italia (1945-1948): flussi, vie d’ingresso e politiche d’accoglienza Estratto del saggio di Cinzia Villani (a cura di R. Aglio e M. Feraboli , Quaderni BiMu.1, DP Camp IT 82: Cremona. Arrivo e partenza. Traiettorie, incroci, vite, Storia. Atti della Tavola rotonda , 2017, pp. 1-18) Uno degli stratagemmi utilizzati di sovente per consentire questi ingressi fu quello di spacciare gli ebrei che arrivavano da oltre frontiera per Heimkehrer , per italiani che facevano ritorno in patria. Primo Levi ne La tregua descrive uno di questi gruppi: "In coda al treno viaggiava con noi verso l’Italia un vagone nuovo, stipato di giovani ebrei, ragazzi e ragazze, provenienti da tutti i paesi dell’Europa orientale. Nessuno di loro dimostrava più di vent’anni, ma erano gente estremamente sicura e risoluta: erano giovani sionisti, andavano in Israele [in realtà Palestina], passando dove potevano e aprendosi la strada come potev

V_Cremona. DP Camp IT82

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  Il DP camp Cremona IT 82 venne aperto probabilmente nell’ estate del 1945 , subito dopo la fine del conflitto armato. L’ingresso principale era posto presso la caserma Pagliari (ex convento di San Benedetto), in via Bissolati, insieme a quello presso la caserma San Martino (ex convento di Santa Chiara) in via Carnovali Piccio e quelli della caserma Sagramoso (ex convento del Corpus Domini) tra cui l’accesso verso il chiostro maggiore, la chiesa ed i magazzini militari adiacenti a via Chiara Novella. Il campo aveva una propria organizzazione gestionale interna , a partire da un Comitato democraticamente eletto, un direttore, un ‘sindaco della comunità’, un capo spirituale e altre figure funzionali alla comunicazione interna ed esterna. La bibliografia ricorda i vari servizi dislocati nel campo, tra cui portineria, amministrazione, posta e parlatorio, direzione. Erano presenti due cucine (una kosher), ognuna con un proprio refettorio, una lavanderia, un laboratorio di sartoria, un ba

VII_Cremona. DP Camp IT82

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  Erano state aperte diverse scuole (nella caserma Pagliari una era dedicata al poeta Bialik , mentre nella caserma Sagramoso era stata istituita una scuola materna) ed erano presenti distinte sedi per le organizzazioni sioniste, vari luoghi di preghiera e altri spazi dedicati alla vita comune. La sistemazione abitativa temporanea della popolazione all’interno del DP camp prevedeva stanze condivise da diverse famiglie (i testimoni ricordano camere affollate, intorno alla decina di occupanti), dormitori maschili e femminili, posti al piano primo della caserma Pagliari e giacigli di fortuna collocati in baracche, posizionate nella corte della caserma San Martino. Rita Lurie, Robert Frimtzis e Sidney J. Zoltak rammenta che le camere fossero divise da lenzuola e coperte dello US Army, per dare una maggiore privacy ai componenti dei singoli nuclei famigliari. Una raccolta dei primi racconti dei sopravvissuti all'olocausto,   Fresh Wounds , a cura di Donald L. Niewyk, contiene un'

VI_Cremona. DP Camp IT82

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  Cremona era uno dei campi profughi più grandi del nord Italia. Ospitò tra 1.000 e 1.200 rifugiati nel 1945-47. La popolazione del campo era prevalentemente ebraica ed era in continuo cambiamento a causa della sua vicinanza al confine austriaco, dove gli ebrei speravano di entrare in Italia e organizzare l'emigrazione.  Fondato dall'UNRRA, il campo DP di Cremona soffrì nell'estate del 1946 di una grave carenza di vestiti e cibo, in parte a causa della difficoltà di provvedere ad una popolazione di passaggio.  La carenza portò a un calo della popolazione da quasi 1.100 nel giugno 1946 a 950 nel novembre 1946. Il JOINT (The American Jewish Joint Distribution Committee) rispose organizzando la shechita (macellazione rituale) di carne bovina kosher a Cremona. Il campo ha ospitato anche il primo dormitorio per bambini nei campi italiani dell’UNRRA. Nella ‘cavallerizza’ avevano sede i corsi di formazione professionale promossi all’Organization for Rehabilitation Through Traini

VIII_Cremona. DP Camp IT82

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  Era promosso e praticato molto sport: nella corte della caserma Pagliari si giocava regolarmente a basket , mentre nel campo sportivo collocato nei pressi dei magazzini verso le vie Chiara Novella e dei Mille, a pallavolo e a calcio . I testimoni ricordano anche partite a ping-pong. Nella ex-chiesa di San Benedetto vi era uno Sport Club. Altri, come Sydney J. Zoltak, andavano alle partite della Cremonese, squadra locale di calcio, allora militante in ‘serie B’. In queste occasioni, si intessevano delle relazioni che sfociavano sovente in veri e propri rapporti amicali, che per bambini e ragazzi costituivano anche un’occasione per approcciarsi all’italiano e acquisire una maggiore dimestichezza con esso.  

IX_Cremona. Dal campo profughi ad oggi

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Dopo l’establishment dello Stato d’Israele iniziò un vasto spostamento di ebrei alla volta di quel paese: fra l’aprile 1948 e il giugno 1949 furono quasi 11.000 le persone che vi arrivarono salpando dai porti italiani . Se nel luglio del 1948 il 58% delle persone assistite dall’IRO era composta da ebrei, nel dicembre di quel medesimo anno la percentuale era scesa al 39%. A quanto riferito da Susan Kokkonen, nel 1950 erano presenti nel paese ancora 2.000 displaced persons ebree e fu solo nel 1951 che le ultime intenzionate ad emigrare abbandonarono la penisola italiana. Da Cremona transitarono tantissimi rifugiati di varia nazionalità e avevano visto la luce molti bambini. Cercavano tutti una nuova patria e la propria realizzazione, come il pittore lituano Seymour Kaftan, ospitato a Cremona tra il 1945 e il 1948. Al posto dei DPs nelle tre caserme sono stati in seguito trasferiti gli sfollati italiani, individui e famiglie in cerca di un’assistenza materiale. In maggioranza si tra

Lieti nella Speranza... oggi

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Nel "Parco dei Monasteri" continuano le storie di Speranza di questo luogo, attraverso la vita dell'oratorio di S. Ilario. Segnaliamo di seguito altri  Luoghi di Speranza che a Cremona oggi, quotidianamente, cercano di fare la differenza, creando opportunità, costruendo occasioni e relazioni: _ L'Associazione di volontariato A.I.D.A (Associazione Incontro Donne Antiviolenza) _ I Centri di Aiuto alla Vita (CAV) e i Servizi di Aiuto alla Vita (SAV) _ Gruppo Articolo32 _ Cooperativa Servizi per l'Accoglienza